Campi di transito e migranti

Ricercatore

Pierpaolo Ascari

Macro ambito di ricerca

Studi filosofici

Progetto di

Andrea Borsari, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

Da Idomeni a Calais, dal Maghreb a Lampedusa, i flussi migratori stanno determinando la diffusione di luoghi specificamente deputati all’amministrazione formale e informale del transito: i campi. Questi luoghi possono variare, assumendo di volta in volta la forma della bidonville o della tendopoli, dell’hotspot o del penitenziario, ma rimangono accomunati da una serie piuttosto coerente di costanti tipologiche e funzionali.

Sorgono spesso in prossimità di porti, snodi autostradali, passaggi di confine, dove le popolazioni in movimento attendono un colpo di fortuna o vengono respinte dalla polizia. Generano conflitti tra le differenti culture della diaspora, gli autoctoni e i migranti, le autorità e le associazioni di volontari. Sono soprattutto luoghi ai quali deve corrispondere una nuova forma di vita, sia di coloro che “ospitano” che di coloro che li hanno istituiti e li amministrano.

Procedure, tradizioni religiose, abitudini quotidiane e oggetti personali assumono infatti una funzione contingente – dentro e intorno al campo – perché consentono agli individui che rinchiude di sopravvivere a un ambiente ostile, perseverando nelle loro aspirazioni, così come risultano diversamente operative nella strutturazione dell’economia morale che ne ha disposto l’apertura.

A partire dallo studio dei campi di transito che sono apparsi in Europa a cavallo della seconda guerra mondiale, la presente ricerca ha dunque l’obiettivo di fornire una descrizione dei processi attraverso i quali le strategie di resistenza e di adattamento al transito modificano i rapporti tra l’esperienza dello spazio, gli oggetti, le forme della cultura e l’ambiente costruito, valutandone l’incidenza nell’analisi dei molti luoghi di stazionamento in cui vengono relegati i migranti di oggi.

Insieme alla possibilità di rilevare le specifiche modalità di relazione percettivo sensibile, memoriale e sociale che si sviluppano in tali contesti, la ricerca consentirà inoltre di verificare la congruità degli strumenti che in rapporto al problema della continuità e della discontinuità delle forme hanno prodotto le riflessioni estetico-filosofiche del Novecento.

Outcomes

La ricerca fornirà indicazioni utili rispetto al modo in cui l’esperienza soggettiva del campo di transito può contribuire a una progettazione maggiormente qualificata dei luoghi e degli spazi che oggi vengono preposti al governo dei processi migratori.

I risultati della ricerca consentiranno inoltre di aumentare le risorse cognitive di cui si alimenta la discussione pubblica non solo in merito a centri di permanenza temporanea, centri di identificazione ed espulsione, hotspot e campi per rifugiati, ma anche periferie, slum e quartieri difficili, vale a dire luoghi più ordinari nei quali sembrano però attivarsi le medesime strategie di assimilazione e contro-assimilazione che contraddistinguono l’esperienza del transito.

Timeline

Fase 1 (ottobre – dicembre 2018):
  • partecipazione al convegno internazionale “Campi di transito in Europa dalla seconda guerra mondiale a oggi”;
  • mappatura dei centri che stanno lavorando sui temi indicati dalla presente ricerca, anche in prospettiva di un soggiorno di studio, e ricostruzione dello stato degli studi in proposito;
  • analisi di due casi paradigmatici: il campo di transito nella seconda guerra mondiale e la città coloniale.

Fase 2 (gennaio – settembre 2019):
  • il campo oggi: analisi comparata dei casi in letteratura;
  • workshop: “Cittadinanza temporanea e migranti in relazione a luoghi, città e architetture”;
  • un soggiorno di studio e ricerca a Parigi presso l’Ehéss (concordato con alcuni studiosi che lì operano sui temi della presente ricerca, Georges Didi-Huberman e Michel Agier, in primo luogo).

Fase 3 (ottobre – dicembre 2019):
  • ricerca presso il campo di Samos o in altri siti rilevati durante lo sviluppo della ricerca;
  • bilancio del lavoro di interazione con gli altri gruppi operanti all’interno del progetto “Migrazioni e migranti in Italia”, anche allo scopo di far convergere nello studio su migranti e campi di transito i risultati degli altri gruppi per esso rilevanti (in particolare, in relazione agli spazi, alle traiettorie, ai luoghi e agli ambienti costruiti);
  • workshop: “Continuità e discontinuità delle forme della cultura”.

Fase 4 (gennaio – marzo 2020):
  • Lavoro di sintesi delle attività svolte;
  • Workshop: “Anacronismo e rifunzionalizzazione delle forme nell’esperienza del transito”.
Andrea Borsari (supervisore) PhD, è professore associato di Estetica al Dipartimento di Architettura dell'Università di Bologna e nel Collegio docenti del suo Dottorato in Architettura e culture del progetto. Ha insegnato e svolto attività di ricerca in diverse università italiane e straniere. Fa parte del comitato scientifico della Fondazione Ex- Campo Fossoli e dell'Advisory Board of the International Consortium for the Study of Post-Conflict Reconstruction and Reconciliation (Univ. Nottingham).

Del gruppo di ricerca fanno inoltre parte anche due studiosi che integrano al suo interno competenze di provenienza storico-architettonica e di scienze sociali e indicano le linee lungo le quali ampliare ulteriormente le collaborazioni al progetto: Matteo Cassani Simonetti (PhD, ricercatore A in Storia dell’architettura-UniBo) e Davide Olori (PhD in sociologia/scienze sociali UniBo-Univ. de Chile, assegnista di ricerca del progetto “Rock” UniBo) con i quali è già in corso una collaborazione, rispettivamente, nell’ambito del Centro Studi della Fondazione Fossoli, sul rapporto tra spazi costruiti e campi, e, nell’ambito del progetto Rock, sul tema della capacità della città contemporanea e delle sue istituzioni culturali di innovarsi sulla spinta dei nuovi soggetti che la percorrono (cittadini temporanei, studenti, migranti).
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